Una vacanza speciale

 

UNA VACANZA SPECIALE
Ho ripensato spesso in estate alle vacanze che avevo trascorso nella mia giovinezza a Santa Caterina di Valfurva ma per tante ragioni non mi era mai capitato di tornarvi. Quest’anno una telefonata di saluti a cari cugini, che passavano proprio là il mese di agosto e che mi hanno prontamente invitata, me ne ha offerta l’occasione.
Così sono partita con il desiderio di rivedere luoghi in cui avevo passato bei momenti insieme a tanti giovani e anche con il timore della delusione che spesso si prova nel rivedere posti con gli occhi di ora, maturati dall’esperienza, che non sanno spesso ritrovare l’entusiamo e la curiosità di un tempo.
Per Santa Caterina è stato diverso, forse perché avevo già tacitato le attese. Ho trovato tanti cambiamenti ma il paesaggio non è stato stravolto e ho potuto facilmente riconoscere tanti luoghi. Certo, bisognava scavare sotto alle nuove destinazioni: il “Dio mi vede”, casa di vacanze dei gesuiti,è stato trasformato in appartamenti e residence, la boutique in una tabaccheria/vendita di giocattoli e souvenir.
Ho riconosciuto anche il “Grande Albergo” dove alloggiavo, anche lui trasformato in appartamenti con i grandi saloni del pianterreno che sono diventati una serie di negozi di ogni tipo.

 

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Solo l’ingresso ha mantenuto la stessa struttura e mi è parso un invito ad entrare ….

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Il momento è stato davvero emozionante: mi sono ritrovata nella hall dell’albergo e tutti i ricordi sono affluiti. Il portiere, gran signore un po’ pasticcione, i camerieri che si affrettavano tra le varie sale, i ragazzi e le ragazze che si chiamavano e si aspettavano, il grande vaso di fiori che avevo spesso composto e una volta, inopinatamente, con cardi bellissimi ma pungenti che attaccavano chi entrava ….

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Ho provato a salire le scale e anche nel lungo corridoio a cui una volta si affacciavano le porte delle camere e ora degli appartamenti, ho “rivisto” le corse per inseguire qualcuno della compagnia, per chiudersi in fretta in camera per evitare gli scherzi e i vari movimenti legati ai timidi appuntamenti …

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Il Frodolfo, il torrente che attraversa il paese, che ricordavo stretto e impetuoso, è stato ben arginato e scorre in modo più disciplinato; la fontanella a cui bevevamo acqua freschissima è diventata ora “l’acqua del mulo”

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Ho ritrovato anche le passeggiate, ora spesso facilitate dalle jeep che rendono più semplici e meno faticosi i percorsi. Per andare al ghiacciaio dei Forni si può percorrere parte della strada addirittura in macchina.

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L’albergo dei Forni che allora era chiuso e affascinante con la sua aria aristocratica e fané ora è stato riaperto e il rifugio  ha un buon ristorante con un servizio rapido, cibi gustosi e buoni vini.

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Anche per le altre escursioni c’è la novità del trasporto parziale o totale in jeep, ma volendo si può sempre usare il “cavallo di S. Francesco”.

Un rifugio nuovo per me, raggiungibile questa volta in ovovia ( ma al solito anche a piedi) è il Sunny Valley. Al di là del nome esotico, l’aria che si respira è ancora genuina, per non parlare della cucina, tipica e non. E’ anche il regno della mountain bike, molto praticata da giovani o meno.

Poco prima del rifugio c’è una malga e il pastore, giovane e in motoretta, percorre anche lui i sentieri per consegnare i suoi prodotti.

Ho visto con piacere che il turismo è molto curato (e tanti sono i giovani al lavoro in questo campo), con offerte di sport o altre attività che possono interessare tutte le età.   I negozianti sono attenti al cliente ma non invadenti e nei ristoranti dove sono stata, dai rifugi agli alberghi, ho trovato un personale gentile ed efficiente e una buona qualità del cibo.

Il paese è lindo, invitante, riposante … e poi c’è stato per tutto il tempo un bel sole e questo senza dubbio ha aiutato ad apprezzare “Santa”.

( finora era abituata a sentire questo diminutivo riferito all’elegante Santa Margherita Ligure…. ma va bene anche per questo posto genuinamente raffinato molto attraente sia d’estate che d’inverno, per chi ama sciare).

Insomma, da ritornarci! 

 

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